I giochi
L'Associazione Giochi Antichi, grazie alla collaborazione delle comunità ludiche, gruppi, associazioni e grandi appassionati provenienti dall'Italia e dall'estero, ha presentato durante il festival "Tocatì" e le altre manifestazioni numerosi giochi antichi e giochi in strada. Di seguito è riportato l'elenco con una breve scheda descrittiva.
Conosci un gioco tradizionale? Vuoi proporlo all'Associazione Giochi Antichi?
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Aquiloni
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L'aquilone nasce probabilmente in Estremo Oriente, circa 2.500 anni fa in Cina. Inizialmente associati a motivazioni religiose, come attirare benevolenza dagli dei, fertilità, abbondanza di raccolti, stagioni propizie o per festeggiare le nascite o il nuovo anno, ancor oggi gli aquiloni hanno un posto importante nelle tradizioni dei Paesi Orientali. Nel corso dei secoli, sono numerosi i personaggi famosi che hanno sperimentato gli aquiloni. Ne citiamo alcuni, come il matematico Archita di Taranto, Marco Polo, Giambattista Della Porta, Benjamin Franklin, Otto Lilienthal, Lawrence Hargrave, Alexander Graham Bell, Guglielmo Marconi e Baden Powell. Della schiera fanno parte anche i fratelli Wright, che il 3 dicembre 1903 a Kitty Hawk dettero inizio all'era della moderna aeronautica, perchè volarono con un mezzo che era in realtà un aquilone a struttura cellulare con un motore solidamente montato su di esso. Oggi l'aquilone viene anche utilizzato per la ricerca scientifica, la rilevazione dei parametri dell'atmosfera e della meteorologia, per aerofotogrammetria e per trasmissioni radio. Negli ultimi tempi si sono sviluppate nuove discipline sportive che impiegano la forza del vento sfruttando un aquilone, come il windskating., il kite surf al mare o sui laghi, lo snow kite sulla neve con gli sci ai piedi, il buggy su prato o spiaggia con un apposito triciclo. Durante il festival sul Lungadige è allestito un laboratorio di aquiloni per chi vuol imparare a costruirli, e ci saranno varie sessioni di volo, dalle 10.00 alle 18.00. Il momento più suggestivo sarà il venerdì 23 sera a partire dalle 21,30, quando l'illuminazione pubblica della città verrà spenta e dall'antico ponte Pietra si alzerà in volo uno stuolo di aquiloni illuminati da candele. Inoltre, quando le condizioni meteorologiche lo permetteranno, prenderà il volo anche uno spettacolare treno di aquiloni dall'alto della Torre dei Lamberti. Con la collaborazione dei Gruppi Aquilonistici: Lupi Volanti e Anemos Kite Team Verona |
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Back Hold (lotta scozzese)
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Back-hold è una forma di lotta praticata in Inghilterra ed in Scozia. La sua origine risale ai giochi che opponevano i soldati scozzesi, bretoni e vichinghi nel Medioevo. Le doti richieste sono la destrezza, la velocità di esecuzione, l'equilibrio. Si combatte in piedi e l'obbiettivo è di atterrare l'avversario, non importa come. L'originalità di questa lotta deriva dalla posizione di partenza che i due lottatori devono assumere: uno di fronte all'altro, il mento poggiato sulla spalla destra, il braccia sopra l'omero-spalla e l'altro sotto l'ascella in modo da afferrare le proprie dita dietro il dorso dell'avversario. Quando i due lottatori sono pronti, l'arbitro dà il via e il combattimento ha inizio. Il primo che tocca il suolo perde, a meno che, il suo avversario non lasci la presa. Si vince con tre atterramenti su cinque, ed è vietato colpire l'avversario in qualsiasi modo Il modo di combattere della lotta celtica è molto simile alla s'istrumpa (lotta sarda) con alcune differenze. Per s'istrumpa mollare la presa e toccare il tappeto con le ginocchia non viene considerato atterramento, mentre per il Back Hold è atterramento. Inoltre per il Back Hold la presa avviene obbligatoriamente sulle dita. C'è comunque una certa omogeneità nelle tecniche usate dai lottatori scozzesi e inglesi con quelle dei lottatori sardi, mentre i bretoni usano anche una tecnica di "gamba attorcigliata" (Krikett) per noi sconosciuta. |
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Balina
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Il gioco della "balina" (pallina) pare sia arrivato in Veneto al seguito delle truppe piemontesi e francesi durante le guerre d'Indipendenza. Veniva praticato nelle zone dell'Ovest Veronese e nei dintorni (Valeggio sul Mincio, Castelnuovo del Garda ), nel Mantovano e nel Bresciano . Oggi si pratica quasi esclusivamente nel Comune di Valeggio sul Mincio e precisamente in uno spazio "NOI" della Parrocchia di Santa Lucia ai Monti; dove ha un largo seguito di appassionati dal tempo della crisi energetica del 1973. Come nella più conosciuta palla pugno, quattro, cinque o sei giocatori in due squadre si contrappongono su un rettangolo di circa 9.00x 36.00 metri. Essendo gioco di piazza uno dei due lati lunghi può essere costituito da un caseggiato a da un muro. per quanto riguarda regole e punteggio c'è una totale analogia con il tennis, anche delle due varianti possibili del gioco..A CACCE: le due squadre schierate provvedono in una prima fase di gioco a provocare le cacce o mete ( generalmente due), che con il successivo cambio di campo devono essere conquistate. A CORDINO: alla linea di metà campo viene tesa una corda,o meglio una rete tipo tennis. |
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Biglie
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Antropologi ed archeologi ci assicurano che il gioco delle biglie era praticato sin dall'antico Egitto, e, se non c'è dato conoscere quando sia stata fabbricata la prima biglia, appare evidente l'utilizzo antico (quanto l'uomo?) di sassolini, noccioli di pesche e albicocche, fave secche o noci. Fra le mani dei bambini italiani del dopoguerra, in aggiunta alle biglie di terracotta, arrivano i tappi a corona, materiale di scarto e facilmente reperibile, e quindi, per i più fortunati, le sferette in acciaio dei cuscinetti (a sfera, appunto), o quelle in vetro ricavate dalle bottiglie di gassosa. Un'evoluzione, o meglio, un adattamento alla spiaggia del gioco con i coperchini sono a partire dagli anni sessanta le biglie in plastica, fenomeno che pare tutto italiano: con tanto di ciclista incorporato possiamo rivivere le memorabili sfide di corridori del passato. La Compagnia delle biglie ripropone il gioco su circuito con biglie in vetro o terracotta che ha, in passato, animato marciapiedi e cortili con piste disegnate con un gessetto della scuola o con costruzioni realizzate in sabbia o ghiaia, utilizzando coppi e mattoni per delimitarne la carreggiata. A cura della Compagnia delle Biglie, associazione di cultura ludica-educativa "Epursimuove", Ravenna |
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Birillas de Campo
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Ancor oggi, seguendo un'antica tradizione, le donne di Campo, terminate le faccende di casa dicono « !En de chugà los birilles ! » (vado a giocare ai birilli) ed escono. A passo veloce si dirigono al campo di gioco, contraddistinto dai nove fori sul terreno dove piantare i birilli. Si gioca in genere dai primi giorni di primavera fino a quando l'inverno accorcia le ore di luce del pomeriggio e la neve copre la strada. Anticamente, questo gioco rappresentava un rito di passaggio e d'iniziazione all'adolescenza, e le ragazze che lo apprendevano venivano accolte nel gruppo delle donne adulte. Si tratta di un gioco di grande complessità, che coinvolge due squadre composte da 2 a 5 giocatrici. La partita completa comprende varie mani e giocate, ognuna delle quali presenta caratteristiche ed obiettivi diversi. Non ha limite di tempo: si gioca fino a quando un gruppo riesce a totalizzare 6 mani. Si utilizzano nove birilli in legno di faggio, dalla forma molto particolare con il centro più grosso che forma una specie di pancia di circa dieci centimetri di diametro e le estremità sottili che vengono piantate nel terreno. Sono alti tra i 35 e 40 centimetri e pesano circa 1,100 e 1,300 kg. Per colpirli si lancia una palla (del diametro di circa venti centimetri e piuttosto pesante: circa 3,800kg) con due buchi utilizzati uno per il pollice, l'altro per le quattro dita restanti. I birilli vengono disposti su tre file in un quadrato di circa 70 centimetri di lato. Le giocatrici si alternano secondo regole complicate e con modalità di lancio diverse che rendono il gioco affascinante da osservare. |
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Birilli di Farigliano
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La leggenda dice che il Gioco dei Birilli (o "dle bije") fu ideato intorno al 1300 da Isabella Doria per risolvere con una competizione fra donne l'antico conflitto fra due fazioni di Fariglianesi: i Gesian e i Craciot che si contendevano il dominio sulla Piazza. E' certo che in età medievale negli stati comunali sono riscontrabili notizie sul gioco dei birilli Per tradizione questo gioco è riservato alle donne, con un unico uomo: l'arbitro. Alcuni storici ritengono derivi da un antico rito di fertilità. La tesi è supportata dal modo in cui vengono disposti i birilli, che sono otto ed hanno un'altezza di circa 80 cm, a cerchio con quello più alto in centro e in origine piantato in terra, in cui è facilmente individuabile un simbolo fallico. Se il birillo centrale, detto "re" o "nove" ed alto circa 90 cm., cade con la punta rivolta verso l'interno la giocatrice ottiene 9 punti, il massimo raggiungibile abbattendo un birillo che altrimenti vale un punto. Nella traslazione simbolica la donna è premiata perché la fecondazione è avvenuta. Ma il gioco è anche interpretabile come una forma di rivendicazione nei confronti di una cultura contadina maschilista che lasciava pochi spazi. Le donne si riunivano per il gioco la sera, per le strade, o la domenica. Tradizionalmente potevano accedere alle competizioni solo le anziane, oggi possono partecipare anche le giovani alle gare che si tengono alla Festa del Bon Vin. Per giocare si usa la "rubata", una boccia ogivale di legno d'olmo. Le giocatrici devono lanciare la "rubata" rimanendo al di là di una linea tracciata, detta "lizza". Un'altra "lizza" viene segnata sul terreno ad un metro e mezzo circa dal cerchio. Se la rubata batte prima di questa seconda linea, il lancio è nullo. Il gioco si svolge a coppie. Vince la coppia che per prima totalizza 24 punti. Se però li supera retrocede a 14, punteggio a cui vengono aggiunti i punti di supero. Il punteggio può essere modificato dall'abilità e destrezza della concorrente che, se mancano solo pochi punti per raggiungere i 24, dopo il lancio può correre per tentare di sostenere i birilli che cadono. |
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Bolos de Monreal
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Un'altro gioco di birilli riservato alle donne, che in questo paese della Galicia. lo praticano tutto l'anno, con la sola eccezione del periodo del raccolto durante il quale sono troppo impegnate nel lavoro. Questo gioco ha una particolarità che si coglie anche a distanza: le giocatrici urlano prima di tirare o cantano in coro come per infastidire l'avversaria. Anche ogni lancio è seguito urla, che rappresentano dunque una componente inseparabile del gioco. Si gioca in coppia, e l'ordine stabilito all'inizio viene mantenuto per tutta la partita, che si svolge su un campo piuttosto ampio (tra i 25 e i 50 metri di raggio). Al centro si posiziona il birillo detto "il re", e intorno, a breve distanza, gli altri otto birilli in cerchio. I birilli sono alti circa 70 centimetri e sono ornati da due corone, mentre "il re" è un po' più alto e ha tre corone. All'inizio si stabilisce un punto di lancio segnando un cerchio per terra, e da lì le giocatrici partono con tre passi consecutivi per il primo lancio della palla, che è in legno e ha un diametro di circa 15 centimetri. Poi proseguono ripartendo dal punto in cui è arrivata la loro palla. Vince la coppia che per prima arriva a totalizzare 31 punti esatti. Attenzione però, chi supera i 31 punti viene retrocesso a 25 (tra le inevitabili urla) e deve continuare fino a quando qualcuno arriva a 31 esatti. |
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Bolos de Used
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Riservato alle donne, questo gioco di birilli si può giocare da soli o in gruppo. In passato veniva praticato soprattutto alla domenica pomeriggio e durante la quaresima, quando era l'unico diversivo perchè gli altri divertimenti come il ballo erano proibiti. Si gioca con nove birilli conici di legno di faggio dalle forme diverse: "il re" è alto 80 cm. e a circa 8centimetri dalla base è decorato con tre corone sferiche, "la regina", alta 75cm., ha soltanto due corone, i sette "pedoni", di 70 cm. di altezza sono decorati con una corona. La "palla" usata per abbatterli non è sferica, ma è il risultato dell'unione di 2 sfere ellissoidali, raggiunge i 30cm. di lunghezza e pesa circa 500 grammi. I birilli vanno disposti sopra un terreno piano e senza ostacoli formando un cerchio di 2m di diametro attorno al re. La regina si colloca nella stessa posizione dei pedoni, però in linea retta con il re e con il punto di battuta che dista 12 metri dal cerchio di birilli. L'obiettivo del gioco è raggiungere 75 punti in tre partite da 25 punti l'una. Ogni giocatore dispone di un lancio che consiste in 2 fasi: l'avvicinamento e il "casar"(abbattere il resto dei birilli attraverso la caduta degli altri birilli). È proprio il "casar" la peculiarità di questo gioco: si posizionano i piedi nel punto dove è caduta la palla nel primo lancio, talloni uniti e punte aperte, poi, aiutandosi con l'avambraccio si cercano i birilli più vicini per farli cadere su quelli più lontani con il fine di abbatterli.Il birillo però può essere toccato solo con la palla e mai con la mano, e né la palla né la mano possono toccare il suolo, pena l'annullamento del tiro. Al termine del "casar" il giocatore può ricorrere anche al lancio della palla, per accumulare altri punti. |
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Calcio Balilla
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Dagli anni Trenta, quando ha iniziato a diffondersi nel mondo, il Calcio Balilla ha riscosso solo successi. Generazioni di ragazzi e di adulti hanno vissuto appassionanti partite e continuano a sfidarsi. A Verona si chiama calcetto, e continua ad avere un largo seguito di appassionati. E' l'unico gioco presente al Tocatì nel quale il pubblico può prender parte alla sfida. E' necessario però iscriversi, e c'è un limite al numero degli sfidanti, che occupano comunque un'intera strada e hanno a disposizione molti tavoli. A cura dall'Associazione Giochi Antichi Verona |
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Carrettini a Sfera
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Sono stati i cuscinetti a sfere a cambiare radicalmente i carrettini costruiti per gioco e a trasformarli in qualcosa di incredibilmente serio. Un hobby che coinvolge numerosi adulti e che li spinge a scegliere pezzo per pezzo prima di costruirsi un veicolo con cui lanciarsi in gare e spericolate discese. E malgrado ci sia chi indica i carrettini a sfere come antenati dello skate board, i veri appassionati non prendono in considerazione questa definizione, e continuano a costruire le loro meravigliose macchine assemblando e riciclando pezzi di ogni genere. A Vico Palma Campania si svolge ogni anno una seguitissima competizione che attira una grande folla. In campo, cioè sulla strada rotabile Castello-Vico, si misurano i carruoccioli che si disputano il "Gran Prix". E poi viene assegnato il "premio costruttori", per le soluzioni tecniche più ardite, il "premio fantasia" per il modello più originale, il premio tradizione" per chi segue le antiche regole. Quest'anno l'Associazione Sportiva Libertas è ospite a Tocatì e ha portato a Verona circa 10 carruoccioli, che sono a disposizione del pubblico, sia per chi vuol guardare sia per chi vuol provare su una pista facile. Ai campioni è riservata la gara sull'impegnativa discesa delle Torricelle che si svolgerà alla sera (vedi pag eventi). A cura dell'Associazione Sportiva Libertas G.P. Novaglie - Verona |
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Carrom
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Carrom è un antichissimo gioco orientale di abilità e strategia simile al biliardo. Da secoli viene praticato in paesi come Sri Lanka, Yemen, Bangladesh , India, Nepal, Afghanistan e Birmania, tanto che tra i numerosi nomi (Carom, Carroms, Carrum, Karum, Carum, Karambal) ha anche quello di carambola birmana. Difussismo soprattutto in India, dove ha conquistato centinaia di milioni di giocatori e raggiunto livelli di professionalità e tecnica elevatissima e dove nel 1956 è nata la prima organizzazione ufficiale di Carrom, la All India Carrom Federation con le prime regole scritte . I primi tornei sono stati organizzati negli anni 60. Ma solo nel 1988 i rappresentanti di numerosi stati si sono riuniti nella International Carrom Federation. La Federazione Italiana Carrom è nata nel 1995 grazie all'entusiasmo di pochi appassionati. Ha lo scopo di diffondere il gioco tramite manifestazioni ludiche, esibizioni e piccoli tornei diretti ai principianti. Coordina le attività di clubs e ludoteche anche dando in prestito il materiale e organizzatornei su scala nazionale ed internazionale. Il Carrom si gioca su tavoli decorati di circa mezzo metro, spingendo piccole pedine cilindriche che scivolano sul piano di gioco.Appassiona uomini, donne e bambini di tutte le età e si gioca in due o in quattro. Lo scopo del gioco è di imbucare le proprie pedine colpendole con lo "striker". Non serve la stecca, bastano le dita. Questo gioco è a cura della Federazione Italiana Carrom |
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Cerbottana
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Il termine cerbottana deriva da una parola araba, zarbatana, che indicava un'antica arma composta da un lungo tubo (anche tre metri) utilizzato per lanciare soffiando pallottole di argilla e piccole frecce. Arma letale in Oriente, in Amazzonia e nei romanzi di Salgari (dove le freccette erano sempre avvelenate con il curaro) la cerbottana dalle nostre parti è fortunatamente soltanto un classico gioco da ragazzi. Si può costruire anche con un semplice foglio di carta arrotolata a tubo ed è subito pronta per lanciar "pirole". Si tratta delle classiche munizioni "fai da te", costruite con pezzi di carta di giornali di circa venti centimetri di lunghezza e quattro di larghezza, arrotolati a forma di cono. Nel nostro laboratorio a cielo aperto trovate l'occorrente per costruire la vostra cerbottana, e subito accanto le postazioni di lancio per vedere chi riesce a colpire i bersagli colorati che abbiamo messo nel fiume. A cura dell'Associazione Giochi Antichi Verona |
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Ciclotappo
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Ciclotappo è il nome con il quale è stato ufficializzato un gioco in passato molto diffuso fra i ragazzi di ogni regione. Si giocava con i tappi a corona delle bibite gassate su una pista disegnata con il gessetto in spiazzi all'aperto. I tappi, personalizzati all'interno con figurine di ciclisti, vengono fatti avanzare dai giocatori mediante uno scatto del dito per dar vita a una competizione che ha le caratteristiche di una corsa ciclistica. Esistono numerose varianti regionali del popolare gioco, sia per quanto riguarda i materiali usati, sia per le regole e le denominazioni. La Federazione ha codificato il regolamento e i campi di gara, e indice gare ufficiali. Durante il Festival si tiene Criterium Veronese. La Federazione Italiana Gioco Ciclo-Tappo, nata nel 1993 ad opera di Gualtiero Schiaffino organizza ogni anno il Campionato Italiano di Ciclo-Tappo che si struttura in varie tappe come un vero e proprio Giro d'Italia e ha dato luogo ad una attività ludico/agonistica vera e propria: una serie di Campionati Italiani, venti circoli affiliati in tutta Italia, un migliaio di tesserati. Nel corso di questo anni il 'Giro' ha toccato molte città italiane tra cui Genova, Roma, Bolzano, Padova, Pisa, Torino, Milano. In ognuna di queste occasioni il gioco ha suscitato l'interesse di molti curiosi, sia i "nostalgici" (i ragazzi di una volta) che i più giovani: tutti, improvvisatisi corridori ciclotappisti, hanno dato vita a sfide appassionanti. A cura della Federazione Italiana Gioco Ciclo-Tappo , |
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Corda (salto)
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Il salto della corda è un divertimento molto antico, che richiede agilità e resistenza. Nel secolo scorso giocavano alla corda soprattutto le bambine, oggi la corda viene usata anche nelle palestre e dai pugili. Si può giocare da soli o in gruppo, con una corda più o meno lunga, che vien fatta ruotare e che bisogna saltare con particolari modalità (piedi uniti, piedi alternati, piedi incrociati ecc). Nel saltare spesso ci si accompagna con una filastrocca, e in ogni regione e dialetto conosce diverse varianti. La corda usata per giocare in genere ha i manici di legno, ma si può fabbricare anche senza manici intrecciando dello spago. Nella stagione del luppolo si può usare un ramo di luppolo privato delle foglie. A cura del Comitato Organizzatore della Fiera del Gioco non Tecnologico "LUDICAMENTE" di Mantova. |
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Dama
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Sulle origini di questo gioco si trovano tracce che risalgono a diversi millenni fa, e in diverse civiltà e culture. Sono stati ritrovati reperti nelle piramidi egizie, nell'antica Cina; quelli più vicini a noi risalgono alla Grecia, dove si giocava la "PETITIA", con regole simili a quelle attuali. Nella Roma imperiale troviamo il "LATRUCOLI" e numerose sono le testimonianze in tutte le epoche e in tutti i paesi, con logiche varianti. A differenza degli scacchi, riservati (nell'antichità) a una ristretta cerchia di "aristocratici", la DAMA ha avuto grazie alla semplicità delle sue regole, e ai minori costi, una diffusione più popolare. Per uniformarla e permettere incontri mondiali, nel 1947 e' nata la Federazione Mondiale (F.M.S.D) alla quale ha aderito anche l'Italia con la F.I.D. gia' presente dal 1924, per promuovere e organizzare incontri ai massimi livelli. Dal 1994 la F.I.D. Entra a far parte del C.O.N.I e la DAMA viene riconosciuta come "SPORT DELLA MENTE". A cura del Circolo dipendenti Unicredit Verona |
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Figurine
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La passione per le figurine è stata molto profonda, e diffusa, negli anni precedenti il secondo dopoguerra, quando era rara la carta stampata a colori. Sicuramente la maggior diffusione di questo gioco è da mettere in relazione con l'album figurine dei calciatori messe sul mercato dalla Panini agli inizi degli anni sessanta. Alcune figurine erano inserite nella confezione di prodotti vari; altre figurine confezionate in buste, sono in vendita alle edicole. Servono per completare un album il quale viene a costituire un libro illustrato. Approfittando della relativa rigidità della figurina e del fatto di poter sfruttare le facciate diverse si possono fare molti giochi, che richiedono abilità e fortuna mettendo in palio le proprie figurine, con l'intento di "alleggerire" il mazzo di figurine dell'avversario a favore del proprio. A cura del Comitato Organizzatore della Fiera del Gioco non Tecnologico "LUDICAMENTE" di Mantova. |
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Fionda
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La "frombola" o "fionda del pastore" era formata da due pezzi di corda o da due cinghie di tessuto o di cuoio, collegati all'estremità di un pezzo di cuoio concavo, che fungeva da borsa in cui deporre la pietra da lanciare. L'estremità di una delle due cinghie terminava con un anello in cui si infilava un dito; l'estremità dell'altra cinghia veniva stretta dal pollice contro il pugno. Il tiratore faceva roteare il tutto sopra la testa due o tre volte e al momento giusto lasciava andare il capo trattenuto con il pollice, così che la pietra partiva per la "tangente". Con l'invenzione della gomma, la frombola è diventata quella che tutti i ragazzi chiamano fionda , ovvero la "fionda ad elastici", che si può costruire con una forcella di legno o di metallo a forma di Y e due nastri di gomma ricavati da una camera ad aria o due elastici di caucciù. A cura dell'Associazione Giochi Antichi Verona |
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Lancio del Formaggio "Maiorchino"
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La prima manifestazione popolare della "maiorchìna" a Novara di Sicilia risale probabilmente agli inizi del XVI secolo. Si pratica ancora durante il carnevale, seguendo le vecchie e poche regole e pronunciando frasi con parole arcaiche. E' un giuoco di abilità, ma soprattutto di fortuna .Consiste nel lancio della forma di formaggio Maiorchino, un pecorino locale con circa otto mesi di stagionatura del peso di circa dieci chili, facendo leva sul piede di appoggio fermo (pedi fermu) sul punto segnato, senza alcuna rincorsa. La forma di formaggio viene arrotolata con il mazzacorto ( lazzada in dialetto), circa tre metri di spago da calzolaio impeciato per meglio aderire alla circonferenza. Durante il lancio la forma di formaggio maiorchino si libera dalla lazzàda e rotola, saltella e gira su se stessa in maniera imprevedibile, tanto che è impossibile stabilire chi vincerà. A giocare sono due squadre, e i giocatori si affrontano due a due lungo il percorso. Vince la squadra che, a parità di lanci, va più lontano. Nel caso si rompesse il Maiorchino durante la gara, viene segnato il punto dove si ferma il pezzo più grande e il giocatore di turno utilizza un'altra forma di formaggio di eguale peso. Un'eventualità che non dispiace al pubblico, che così ha modo di gustare questo delizioso pecorino Questo gioco ricorda il "Ruzzolone", che nel secolo passato era molto popolare tra i contadini 'Italia centrale, dove al posto del formaggio usato nella maiorchina si usava un disco di legno detto "la ruzzola" . Esistono tuttora diverse varianti del ruzzolone, che era presente a Tocati' 2004. Organizzato dal Comune di Novara di Sicilia (Messina) |
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Lippa
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"Correre come una lippa" , "andare come una lippa" sono espressioni ancora largamente in uso nel Nord Italia. La lippa, termine lombardo, è un bastoncino dalle estremità appuntiteche da il nome ad un antico gioco popolare dalle origini incerte ma sicuramente antichissime. Lo studioso Marco Fittà ha identificato nel 2003 alcuni reperti egizi risalenti alla dinastia Lahun ( XI / XII dinastia, 2205 a.C. 1778 a.c.). Con il termine lippa, (lombardo), il più diffuso in Italia, si definisce il gioco che in molte parti del veronese viene giocato con alcune varianti nelle regole e si chiama S-cianco (si pronucia con la S sibilata e la C dolce come ciliegie dolce, come ciliegie). La lippa è un bastoncino dalle estremità appuntite, che per estensione dà il nome al gioco stesso. E' un gioco di squadra: la lippa viene lanciata da un battitore il più lontano possibile per mezzo di un bastone più lungo (mazza o manico), e la squadra avversaria cerca di eliminare il battitore prendendo al volo la lippa. Vince chi somma più punti ,che vengono calcolati sulla distanza tra la base di partenza e il punto d'arrivo della Lippa.. Bisogna tornare indietro di qualche decennio per trovare ragazzini alle prese con la lippa sulle strade di tutt'Italia, sia pure con qualche inevitabile variante nelle regole e nel nome. S-ciancòl, Mazza e Pivezo, Ciaramela, Pandolo , Ciribè, S-cianco; sono i nomi con cui è chiamata la Lippa nelle varie città italiane.A cura dell'Associazione Giochi Antichi Verona |
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Morra
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Il fascino del proibito aleggerà nelle strade di Verona durante i giorni del Tocatì. Uno speciale permesso, "a tempo", permetterà di fare uscire dalla clandestinità i famosi giocatori di morra rifugiati nelle pieghe della val d'Illasi. Il Comune di Ollolai in Barbagia e il Comune di Tregnago animeranno con i loro abilissimi giocatori di ogni età la piazzetta Chiavica nei giorni di sabato e domenica. Velocità, astuzia e intuito sono le caratteristiche indispensabili per questo gioco che pare sia di provenienza araba e che il Manzoni fa praticare anche ai bravi nei Promessi Sposi. Per giocare, i due avversari tendono simultaneamente le mani indicando un numero con le dita, e, al contempo, gridano un numero da zero a dieci. Vince chi ha detto il numero che corrisponde alla somma delle dita, ma se entrambi i dichiaranti indovinano oppure sbagliano, la giocata è nulla. A cura dei comuni gemellati di Ollolai (NU) grazie alla collaborazione dell'Associazione Sardi Verona - Sebastiano Satta. |
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Palet
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Il gioco del Palet ha origini antichissime. Pare addirittura che un gioco molto simile al Palet venisse praticato già ai tempi di Omero. In Valle d'Aosta le prime testimonianze possono essere ricondotte ad alcuni scritti che documentano come intorno all'anno 1450 nel villaggio di Antagnod, nel Comune di Brusson, un gruppo di valligiani armatisi di pietre "incominciarono il gioco dei palet". Nell'anno 1969 nasce l'Associazione Valdostana Gioco dei Palet. I palet sono due dischi di acciaio del diametro di 8/12 cm ed uno spessore da 0,5 a 3 cm. Il gioco, di norma, si pratica su terreni in terra battuta e o in erba e consiste nel lanciare su di un campo di gioco precedentemente tracciato il pallino e successivamente il palet. Si aggiudica il punto il giocatore che ha lanciato il palet più vicino al pallino. Le disposizioni per il gioco sono dettate da un regolamento approvato dall'Associazione valdostana. Segnaliamo che la regione Valle d'Aosta è probabilmente l'unica in Italia ad aver promulgato una legge, la numero 53 dell'11 agosto 1981, a tutela dei suoi giochi tradizionali (Fiolet, Paletr Rebatta e Tsan). A cura dell'ASSOCIAZIONE VALDOSTANA JOA DI PALET |
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Pallone con Bracciale
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Molto spettacolare il gioco del pallone con bracciale, che nel Settecento e nell'Ottocento era molto diffuso nell'Italia centro settentrionale, dove sorgevano numerosi sferisteri. Si trattava di arene destinate a giochi con la palla, che avevano terreno piano e ben battuto, un muro d'appoggio laterale alto circa venti metri, un campo di gioco lungo circa cento metri e lo spazio per il pubblico. A Treia, nelle Marche, si svolge tutti gli anni in agosto la disfida del bracciale, che vede impegnate le quadre dei quattro quartieri cittadini per la conquista di un palio e di un trofeo. Viene preceduta da sfilate in costume, spettacoli e altri eventi di richiamo. In particolare si fa riferimento all'epoca di Carlo Didimi, il giocatore al quale nel 1821 Giacomo Leopardi dedicò la canzone "A un vincitore nel pallone". Il gioco del pallone con bracciale consiste nel respingere da una metà all'altra del campo il pallone usando il bracciale che il giocatore porta al polso. Ricavato da un unico pezzo di legno di sorbo scavato all'interno su misura per il braccio del giocatore, il bracciale ha dei fori cilindrici in cui vanno a connettersi delle punte di corniolo lateralmente a contatto tra loro. Pesa circa due chili. Le azioni più spettacolare del gioco sono i rimbalzi sull'alto muro laterale e la battuta, che si effettua facendo scendere il battitore da un trampolino e per colpire con il bracciale la palla. |
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Pantalera
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La Pallapugno alla Pantalera nasce dal pallone elastico e vanta origini antiche. I suoi progenitori sono il "follis" ed il "ludere espulsim" dei romani. Questi giochi si praticavano in una zona chiamata "spheristerium". Per molti secoli si giocò sotto i bastioni della città. La prima regolamentazione ufficiale risale al 1555 con il trattato dedicato ad Alfonso d'Este da Scaino da Salò. Molti poeti e scrittori hanno dedicato pagine a questo gioco, per ultimi Cesare Pavese, Beppe Fenoglio e Giovanni Arpino. Con la scoperta della vulcanizzazione della gomma, il pallone di cuoio ha lasciato spazio alla palla di gomma ed il bracciale è stato sostituito da una protezione fatta di fasce e cuoio. A cura della Federazione Italiana Pallapugno comitato provinciale di Cuneo. |
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Penacio
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Il gioco del Penacio ha origini antichissime e pare che i cinesi lo conoscessero già duemila anni fa e che i romani lo chiamassero "palla regalata". E' della stessa famiglia del volano e dell'inglese "Badminton", importato dall'India in Gran Bretagna alla fine dell'Ottocento, come il tennis. Giocato con rudimentali strumenti, il penacio del veneto ha, rispetto ai più illustri parenti , un regolamento semplificato a causa delle povere condizioni di vita e di gioco dalle nostre parti ad inizio '900 e nei successivi difficili periodi di guerra. Nei paesini di Breonio e Gorgusello si è sempre praticato questo gioco come puro passatempo, senza il conteggio dei punti. Si è comunque deciso di definire una sorta di regolamento che permetta di renderlo agonistico nel rispetto dei caratteri tradizionali tramandati nel tempo. . Due giocatori palleggiano un penacio impugnando una batarela , ossia una rudimentale racchetta costruita con un'asse di legno dall'estremità assottigliata per facilitarne la presa. Le dimensioni della batarela non sono importanti, ogni giocatore costruisce la propria. Ovviamente una racchetta larga permetterà di colpire il penacio più agevolmente, ma sarà più pesante e difficile da maneggiare. Il penacio è costruito con un tappo di sughero o un cilindretto di legno del diametro di circa 2 cm, con due o tre piume d'ala di gallina infilate a una delle estremità, mentre l'altra, destinata ad essere colpita, risulta arrotondata. Le piume servono per far capovolgere il penacio una volta colpito e per garantirne una direzione uniforme durante il volo. |
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Piedritto
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Pizzicantò
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Il Pizzicantò è un gioco rituale molisano molto legato alla tradizione religiosa e diffuso in varie aree del nostro meridione: nel napoletano era detto pizzichendò , a Palermo la vara. Con ogni probabilità si diffuse in queste regioni durante la dominazione spagnola. Infatti in Spagna il gioco delle "torri umane" è conosciuto dal XVII° secolo, ed è diffuso soprattutto nella regione della Catalogna. I castellers spagnoli sono formati da molti piani, solitamente nove. A Castellino del Biferno, alla sera del 13 giugno, festa di Sant'Antonio da Padova, si gioca a fare il pizzicantò ( o Pizzichentò ). Il tredici è il numero sacro di Sant'Antonio, dispensatore di tredici grazie al giorno, e al quale sono dedicati i tredici giorni dal 31 maggio al dodici giugno, mentre il 13 giugno è la festa del Santo. A condurre il gioco sono dunque gruppi di tredici persone, che, secondo la tradizione, formano le piramidi umane seguendo uno schema che prevede tre piani costituiti da 7 + 4 + 2 giocatori, raggiungendo un'altezza di circa quattro metri e mezzo. Al centro delle piramidi umane è posta una pertica di legno alla quale i pizzicantari, si aggrappano. Le torri, una volta formate, sfilano girando su se stesse con armonia e compiono un percorso lungo un centinaio di metri. Per darsi un ritmo nel roteare i giocatori cantano filastrocche dialettali, che contengono ammonimenti tra chi sta ai piani inferiori e chi sta a quelli superiori, incitandosi a vicenda a non perdere l'equilibrio. Chi cede provoca il crollo della torre: la botta |
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Quilles de Benasque
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Questo gioco complicato e bellissimo viene tramandato gelosamente da madre in figlia, con un lungo apprendistato, che prevede anche l'uso del "patues"(lingua locale della valle del Benasque).. Anticamente si giocava nella piazza più grande o sotto al portico quando pioveva, e alcune donne giocavano, altre guardavano, c'era chi lavorava e il gioco favoriva la chiacchiera. Si gioca con 9 quilles fatte in legno di faggio di forma tronco-conica alti circa 40-45 cm terminanti con una palla. Pesano circa 400gr, e sono tutte uguali, eccetto una più decorata rispetto alle altre chiamata il "nou". La palla di 25 centimetri di diametro è in legno e ha un peso che oscilla tra i 5 o 6 kg . Ha due fori, uno per il pollice l'altro per le restanti dita della mano. Si gioca in due squadre e l'obiettivo è abbattere con la palla un determinato numero di "quilles" piantate nel terreno a formare quadrato di tre file per tre. Il gioco varia a seconda della mano, che assegna compiti diversi e piuttosto complicati, come "Toccare le quilles", "Pari o dispari", "Fare, fare girati, indovinare", "Fare, fare girati e indovinare ciascuna", "Indovinare fra tutte", "Chiudere gli occhi", "Tocco dello stivale", "Dall'angolo", "L'orecchietta". |
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Quilles de Neuf
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I giochi dei birilli sono numerosi nel mondo, ma pochi hanno una storia che affonda radici così profonde nel passato e caratteristiche tecniche specifiche come les quilles de neuf (i birilli da nove). Questo gioco fa quindi parte del patrimonio della Francia del Sud-Ovest (Béarn,Landes,Bigorre) come la « pelote », fa parte del patrimonio basco. Il gioco dei birilli da 9 si é sviluppato nel béarnése, a partire dal XIX ésimo sécolo, dove veniva giocato nelle piazze dei villaggi. In seguito i proprietari delle locande hanno creato campi di gioco all'interno dei loro locali e facevano pagare gli avventori che desideravano giocare o scommettere. Dopo la seconda guerra (1939-1945), le regole sono un po' cambiate, ma è stato solo in seguito alla costruzione di sale da gioco pubbliche negli anni settanta che il numero dei giocatori è aumentato. Oggi esistono venti spazi municipali e una ventina di spazi privati a norma con le nuove regole del gioco. Il club di Oloron dei birilli da 9 è il più vecchio: è stato fondato il 3 aprile 1938. La Fédérazione Francese fu créata in 1948 à Orthez, ora integrata alla Fédérazione Francese di sport di birilli ( FFSQ ),diventata Fédérazione Francese di Bowling e di sport dei birilli (FFBSQ). Attualmente praticano questo gioco approssimativamente 450 persone. Il gioco si svolge su un campo in terra battuta dove i birilli sono disposti a distanza di 2,15m all'interno di un quadrato tracciato al suolo, che delimita il campo di azione. I birilli in legno di rovere e alti 96 cm, sono posati su basi in legno o téflon chiamate « pitères » o « pitets » e pesano 2,8 e 3,2 Kg. La palla di legno di noce ha un diamétro di 30 cm. e pesa 6 Kg. Il gioco consiste nel lanciare un birillo (chiamato birillo di mano) con una palla per effettuare una delle 12 figure predefinite. Il gioco richiede una discreta forza fisica, una buona capacita di coordinare i movimenti, concentrazione e capacità di strategia. Il gioco dei birilli di 9 è un gioco di lancio come le bocce e il bowling, ma, come nel biliardo, per effettuare una figura si deve dare un effetto con l'aiuto della palla su un birillo. Un giocatore, può cominciare a giocare delle partite dopo circa 6 mesi d'allenamento. |
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Scacchi
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Pare gli scacchi abbiano avuto origine in un gioco indiano chiamato chaturanga , parola che in sanscrito ha riferimenti con i quattro elementi di un esercito: elefanti, cavalli, carri e soldati di fanteria. Il gioco si è diffuso grazie agli arabi nel Mediterraneo ed è infine giunto in europa nell'VIII secolo. Il gioco degli scacchi attualmente in uso segue le regole codificate dalla Fédération internationale des échecs, fondata a Parigi nel 1924. Gli scacchi vengono considerati il "gioco reale", non solo perché occupavano un rango di primo piano tra gli svaghi intellettuali della cultura occidentale, ma anche perché, già anticamente facevano parte dei passatempi dei re e dei nobili dell'Europa feudale.E' un gioco "da strateghi": la fantasia, la concentrazione, la destrezza nel prevedere gli eventi sono qualità indispensabili per un buon giocatore di scacchi. A cura del Circolo Scacchistico del Dopolavoro Ferroviario di Verona in collaborazione con altri circoli cittadini |
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S'istrumpa
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E' probabilmente uno degli sport più antichi dell'umanità. I bronzetti nuragici rinvenuti a Uta e a Padria portano a pensare che s'istrumpa affondi le radici nella civiltà nuragica. Il termine secondo Wagner, grande studioso di lingua sarda, deriva da istrumpare, strumpare o strampare che significa buttare a terra rumorosamente Tramandata per millenni, di generazione in generazione, con la pratica e con i racconti che divenivano via via leggendari s'istrumpa ha conservato nel tempo le sue regole e le sue tecniche anche per il fatto che le popolazioni del mondo agro-pastorale sardo erano poco permeabili a influssi delle culture esterne. Veniva praticata in tutta la Sardegna con forme e regole abbastanza simili: "a manu a inthu", "inthu po inthu", "inthu partiu" ecc.. Tutti questi termini, a seconda del paese o della zona, significavano sempre gherrare (lottare) a s'istrumpa ad armi pari. Venivano però utilizzate diverse prese: presa a polso, presa a polso e cintura, presa alla cintura con le mani dietro, presa alla cintura con una mano dietro e una davanti, presa alla cintura con tutte e due le mani avanti, presa sulle dita ecc. Tutti questi stili utilizzavano grosso modo le stesse tecniche di gamba, di sollevamento, di trazione, di spinta e proiezione. In genere nella Barbagia di Ollolai prima di combattere ci si metteva d'accordo per la presa a polso per non strappare i pantaloni. Le doti richieste sono la destrezza, la velocità d'esecuzione, l'equilibrio. Spesso l'abile piccoletto abbatteva il gigante meno sinergico. Era il primo saluto fra uomini, dopo la stretta di mano, un modo di verificare le condizioni psicofisiche dell'amico o conoscente. I contendenti si afferravano per il bavero e via a gherrare a francas (lottare per il bavero) per poi passare dopo qualche atterramento a "gherrare a s'istrumpa". Anche questa lotta si interrompeva non appena uno dei due contendenti cadeva a terra. In passato le occasioni per cimentarsi a s'istrumpa erano molteplici: feste campestri, tosature, vendemmie, trebbiatura, matrimoni, visita di leva e raduni militari . I pastori, soprattutto quando custodivano il bestiame in terreni pubblici, trovandosi in gran numero, trascorrevano così le ore libere. Gli uomini misuravano la forza e la propria abilità al fine di stabilire delle gerarchie di valore all'interno del proprio gruppo, del comune e dei paesi limitrofi. Fino agli anni '60 i tornei più carichi di significato si svolgevano in occasione delle feste campestri e delle visite di leva quando, i giovani più forti e meglio addestrati di diversi centri, si cimentavano nella lotta per tenere alto il prestigio del proprio comune. |
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Tiro alla Fune
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Nel luogo dell'antico foro romano per un giorno rivivranno i suoni, le emozioni e l'intensità di uno dei giochi più antichi. Lo scontro del bene e del male negli eventi quotidiani, nelle forze della natura che condizionano l'esistenza dei popoli viene rappresentata in molti paesi per mezzo di una "lotta alla corda" rituale. Tra le tribù esquimesi del Canada, c'è l'uso di formare due squadre, una rappresenta l'autunno e l'altra l'inverno: dal risultato del tiro alla fune si traggono predizioni su come sarà l'inverno. Nell'antica Grecia, nei giochi olimpici il tiro alla fune era praticato sia come attività sportiva autonoma, sia come pratica di allenamento per altre discipline. Il tiro alla fune è stato sport olimpico dal 1870, eliminato poi nel 1920 per una delibera del comitato olimpico internazionale. A cura della F.I.G. e S.T. e della Federazione Italiana Sport Tiro Fune |
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Trampoli
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In numerosi paesi del mondo i bambini si divertono a camminare sui trampoli e partecipano a vere e proprie gare. Utilizzati anticamente dai pastori per sorvegliare il gregge dall'alto e da chi abitava in regioni paludose per attraversare le zone allagate, i trampoli rappresentano anche un'elevazione verso il cielo e quindi in alcune zone riservati ai sacerdoti per i rituali. La regione francese delle Lande è particolarmente conosciuta per la tradizione, ancora molto viva e seguita, di camminare sui trampoli. Nel 1891, un fornaio delle Lande percorse sui trampoli la distanza che separa Parigi da Mosca e impiegò solo 58 giorni. A cura della Pro Loco di San Giorgio Ingannapoltron - Valpolicella |
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Trottole Siciliane
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Trottole e altri oggetti vorticanti. |
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Trucco
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Il Trucco è un gioco che fino a circa cinquant'anni fa veniva abitualmente praticato nel finalese (Savona), ed è molto simile allo spagnolo "argolla". E' probabile che a portarlo in zona siano state le truppe spagnole, che si stabilirono nel Marchesato dei Del Carretto dal 1602 al 1707, e che garantirono il transito delle truppe verso il Ducato di Milano e le lontane Fiandre, allora sotto il dominio della Corona di Castiglia. Nel gioco, i due avversari, da soli o in coppia, alternativamente tentano di far passare la propria pallina (circa 6 cm di diametro) in un cerchietto di ferro infisso in terra, impedendo all'avversario di fare altrettanto. Per guadagnare il punto le palline devono però entrare dal lato "buono", altrimenti, se il cerchietto è attraversato dal lato "cattivo", il punto viene perso. I giocatori usano una sorta di paletta scanalata per guidare le palline Se un giocatore dice all'altro:" nettu de giraman" l'avversario non può far compiere, con la paletta, una traiettoria circolare alla "boccia", insomma, non può dare l'effetto. Se dice: "nettu de rastellun o de rabellun" l'avversario non può muovere la boccia accompagnandola con la paletta e nemmeno toccare il terreno con essa. "Nettu du trüccu" l'avversario non può toccare il trucco con la paletta. Inoltre se un giocatore riesce a colpire con la propria boccia quella dell'avversario facendola uscire dal campo dal lato della linea di partenza e solo se tra le bocce c'è una distanza minima di una paletta guadagna due punti (regola "cäve"). Attualmente la memoria storica e la pratica, ancorché assai ridotta del giuoco, è affidata alla Polisportiva Rialtese. In Liguria non esistono altre testimonianze di tale giuoco anche se citato in quasi tutti i vocabolari dialettali. Presentato dalla Polisportiva Rialtese di Finale ligure |
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Warri
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I Maasai del Kenya e della Tanzania lo chiamano enkeshui e dicono che questo gioco - che può essere definito del "semina e raccogli" - è il più antico del mondo. Sarebbe stato inventato da uno dei sei figli del primo uomo masai, Maasinta. Anche se non così antica, l'invenzione dello warri è senz'altro molto remota. Secondo alcuni risale ai Sumeri, che avrebbero trasformato il contenitore e i grani utilizzati originariamente per fare di conto in un gioco. In Egitto sono stati trovate "tavole di pietra" per un gioco simile allo warri risalenti al 1500 a.C. Un "tavoliere" da warri è stato rinvenuto scolpito in cima a un pilone all'ingresso del tempio di Karnak; altri sono stati trovati nei pressi della piramide di Cheope e del tempio di Luxor. Si tratta di un gioco ad alto contenuto matematico che, pur applicando le regole del calcolo combinatorio, risulta molto facile da realizzare e molto divertente. Si può giocare ovunque, scavando semplicemente le buche nella terra di un giardino o, al mare, nella sabbia della spiaggia, utilizzando sassolini o conchiglie come pedine. Al Tocatì partecipa un gruppo di istruttori africani che insegnerà il gioco a chi vuole imparare. Gioco a cura della rivista PM - Il Piccolo Missionario e Museo Africano di Verona |
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